| La stereolitografia
(SLA)
Il processo stereolitografico (SLA è l’abbreviazione di StereoLitographic
Apparatus) coinvolge quattro differenti tecnologie: laser, ottica,
chimica dei fotopolimeri e software, ed è il primo e più importante sistema
di RP commercialmente diffuso.
Il processo è suddiviso in quattro fasi principali: preparazione, costruzione,
pulizia e post-trattamento.
- La preparazione, che avviene su workstation, prevede (ove necessario)
anche la predisposizione dei supporti necessari per il sostegno del
particolare durante la sua realizzazione.
- La fase di costruzione del prototipo è controllata dal calcolatore.
Il fascio laser (con potenze dell'ordine di qualche decina di mW) viene
localizzato, mediante un opportuno sistema di ottica, sulla superficie
della vasca contenente il monomero epossidico (allo stato liquido).
Il fascio laser innesca una reazione chimica a catena che ha per effetto
la polimerizzazione e perciò la creazione di una particella solida.
Il movimento nel piano di focalizzazione del laser consente la realizzazione
della prima sezione del prototipo. L'elevatore si abbassa di una quantità
pari allo spessore di fotopolimero solidificato e una lama, o un sistema
di ricopertura di precisione, ricopre la sezione appena costruita di
un film liquido di monomero. Il processo riprende con la solidificazione
di uno stato successivo, che aderisce stabilmente alla sezione sottostante.
- Il processo continua fino alla completa realizzazione del prototipo,
che verrà estratto dalla vasca sollevando l'elevatore e pulito per la
fase successiva.
- È chiaro che, per contenere il tempo di costruzione, il laser non
può solidificare integralmente la sezione, ma si limiterà al suo profilo
e ad un certo numero di linee che congiungono il perimetro interno con
quello esterno, creando una struttura a nido d'ape. Al termine di questa
fase, il particolare (green part) è solidificato all'esterno
ma non completamente all'interno. Essendo la consistenza fisica non
ancora accettabile, dovrà subire un post-trattamento per completare
il processo di polimerizzazione. Quest'ultimo consiste nell'esposizione
del particolare ad una lampada ad ultravioletti: la durata di questo
processo è funzione delle dimensioni del particolare. In questo modo
si completa la polimerizzazione della resina liquida ancora intrappolata
all'interno del pezzo (che viene a questo punto chiamato red part).
Completato il post-trattamento si provvede all'asportazione degli eventuali
supporti e alla finitura del pezzo.

Le principali caratteristiche che deve presentare un fotopolimero per
impieghi stereolitografici possono essere così riassunte:
- elevata reattività alla radiazione laser utilizzata
- viscosità stabile e controllabile
- limitata volatilità
- limitata tossicità
- basso ritiro
- bassa energia di attivazione
- buone proprietà meccaniche dopo la polimerizzazione
La sinergia tra i costruttori dei sistemi per la stereolitografia e i fabbricanti
delle resine, concretizzatasi in una lunga e costosa sperimentazione, ha
consentito la messa a punto di fotopolimeri ad alte prestazioni che ottimizzano
queste caratteristiche.
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